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Data: October 12th, 2009Categoria: ApatiCityTales, PhotoClick, SimpleDiary
[La gente cerca se stessa nei posti, nei modi e nei corpi sbagliati. Crede realtà l’illusione. L’amore la finzione. La vita come dovuta. Spesse volte si accontenta e poi solo gode nel rimpiangere, o nell’autoconvincersi di non farlo per non mostrare debolezza. La gente è sbagliata perché a volte nega a se stessa la felicità per paura o perché è più semplice lamentarsi che osare la conquista. Larga è la via del vittimismo. Del far male agli altri. Del non fermarsi a chiedere scusa. La gente è il proprio Ego perché non sa spogliarlo e scoprirci dietro una persona… Spesso la propria. Perché ha disimparato ad ascoltare. Perché quando vuole qualcosa la prende senza chiedere, e quando non serve più l’unico grazie è la porta che sbatte. Perché si rende ridicola e volgare. Io la gente mica la capisco, ma come si fa a lasciar perdere.]
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Oggi è arrivato l’Autunno in pompa magna.
Folate di Bora e pioggia e chicchi giganti di grandine, ed i colori di mille ombrelli abbandonati come ali spezzate per le strade della città.
Soprattutto bei momenti per gli stivali scamosciati.
Ma comunque.
Mi sveglio in coma. Presto e già contemporaneamente in ritardo. Mi vesto in fretta, butto un po’ di malta sulle occhiaie e dimentico ombrello cappello e forse direttamente testa sul cuscino, toccando infine il suolo terrestre dieci minuti dopo sulle note de l’Arca di Noè chiedendomi come caaa siano fatti i leocorni. Quello che si dice il Signor Dubbio Esistenziale delle ottoemezzo del mattino in post sbornia.
Dopo un duplice caffè ed aver scartato l’idea di coinvolgere gli impiegati della banca in un coro appassionato sui due coccodrilli ed un orangotango, sono planata al culmine del mio delirio in posta, dove una fila interminabile di vecchiette fatte di carta di riso, le stesse che trovo lì ad ogni giorno ed ora della settimana, regalavano sguardi Terminator a chiunque valicasse la loro postazione condor al tabellone.
Altro che Mezzogiorno di fuoco. Altro che Kill Bill.
Una volta superato lo shock, la fila ed il sopracciglio alzato dell’impiegato nel farmi notare che il mio documento è scaduto da tipo due mesi, -ma non è mica colpa mia se non vivo con la carta d’identità in mano-, perdo l’autobus vincendo dodicimila litri di pioggia in contanti gocce sonanti, così, tanto perché mi sono lavata i capelli ieri e quel tocco di crespo in più aggiunge quel non so che. Eh. Nessun posto è (sicuro) come (starsene a) casa.
Malgrado tutto ciò,
sono proprio
ma proprio
ma proprio
felice.
Non so se le cose volgeranno per il meglio, se tra due mesi avrò ancora un lavoro, se schiverò quest’influenza palleggiata dai miei amici in versione armi batteriologiche con le gambe o se nella mia continua ricerca imboccherò le strade giuste. L’importante, adesso, è solo essere esattamente come e dove sono. Dentro cose facce situazioni che brillano d’ogni orizzonte e fra incastri di nuvole dipingono ogni giorno sorriso.
A Matilde Zacchigna piace questo elemento.

anche a me piace proprio questo elemento.
si notano dei cambi…
ma le vecchiette sono fatte “di carta di riso e canna di bamboo” in stile F.Battiato?
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