Toh guarda, la primave..e…e…etciù!
Ma tralasciando ipotetiche, assolutamente autodiagnosticate allergie da ipocondria in fiore, nel mezzo del burnout di nostra vita mi ritrovai come una belva oscura; ogni riccio un vaffanculo, e tanti cari saluti alla diritta via mentale smarrita.
Così spendo il mio giorno libero a scegliere la colonna sonora ‘60 per la Festa di Primavera di sabato e canto a squarciagola Sunshine of your love dei Cream, inizio a chiedermi se l’ossessione per le forbici voglia dirmi qualcosa e strizzo l’occhio all’India che medito di raggiungere per sopravvivenza fra pochi mesi. Compro il giornale degli annunci e con Gala in braccio ed una matita in bocca scorro il dito su case, stanze, lavoro; la parola d’ordine di questa primavHeart è occasione il che, essendo un’operatrice a cottimo, assume connotati di pura sfida. Faccio serata lavorativa al bowling, in mezz’ora d’inaspettata telefonata sono sottoshock e poi scoraggio coloritamente il barista carino che tenta d’abbordarmi a suon d’offrir birre. Scendo in città e in una quasi mezzanotte non più qualunque, sull’orlo di una crisi di nervi, rivedo il mio carnefice e per prima cosa trattenendo le lacrime lo stringo.
Vago nella notte con l’inferno sottobraccio.

Mi fai venir voglia di passare le serate con te.
(non è una dichiarazione… :P)