Riavvolgiti, penombra.
Vedrai, porterò sole anche su di te.
Febbre, io mi sdoppio e perdo contorno. La notte mi plasma a sua immagine e somiglianza, luna s’allunga ad ogni verso curva onda bionda. Tremo. Di questi tempi godo l’alta marea, risate familiari, emozioni che attecchiscono e figliano ogni sfumatura di qualsivoglia cambiamento possibile, intuendo l’aria. La verità sta nella mano, tutto sta nell’aprirla al momento giusto. Segni, profezie e destini per chi ci crede, e per me il battito del cuore che s’allinea alla musica e la musica che s’attacca alla pelle amplificandola. Sensazioni. Avevo scordato tutto questo scolorendo ai piedi di una stufa, seduta dietro alla scrivania schermo specchio di quello che non sono, che non avete colto mai, cuori sgraziati d’altri intenti. Poi un bel giorno mi sveglio e mi sorge il dubbio d’essere di più. Basta un attimo, un collaudato CROK di sinapsi, ed ecco che il mondo risale in superficie. Quando nessun altrove è mai abbastanza s’inizia a frugare la via giusta, dal di dentro, porta dietro porta, alla ricerca del bianco. Stanotte ho la luce tatuata dentro.
Sei sempre stata una piccola luce in questo enorme buco nero catodico. Ti leggo sempre con immenso piacere, e con immenso piacere riscopro in te sentimenti familiari.
Solo che ultimamente le parole rimangono intrappolate dentro la penna e le dita, per esprimersi, si muovo in altro modo. Leggendoti, trovo le mie parole smarrite. Piccole tracce di me.
E.