Cose si avvicendano, tempo quasi se ne scava, ma l’immobilità è nell’acqua che respiro.
M’immergo dentro una notte a Venezia tremando, sigaretta sempiterna e idealizzazione da smontare, scoprendo che d’ideale non vi è che la parte di realtà a lungo sognata, ed il sogno il sentiero d’attesa percorso in strade affini nell’ombra degli anni. Incontro Andrea, spleendido spleendente, fra merlot d’oste ubriaco e facebookismi sul Rialto satanico, fissando vetrine di maschere che con lo sguardo in affondo si spezzano, chiedendomi quanti treni dovrò ancora rincorrere per ricordarmi d’esistere oltre e non solo attraverso lo specchio, oltre. Sollevo il calice come la card impossibile per l’albergo, scruto il mondo che inconsapevole s’addorme dall’altissima finestra, mi osservo, ti osservo. Rido e poi, tramontando d’inchiostro, in un mattino qualunque d’altrove forse mi sveglio. Dentro un altro treno. Un’altra Matrioska, ma in meno.
Cerco tempo in cui trascendere.
Cerco vita dove non collidere.
Cerco. Di. Sorridere.
(:
dopo anni anni ripasso a salutare la vecchia mat:) sempre in attività sempre ispirata vedo;) ciao e buon anno!