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Saltando di Mat in frasca. | Welcome to ApatiCity

Ieri sera torno a casa da lavoro con una rosa rossa, la cena cinese sullo stomaco ed un rinforzo -rivelatosi essenziale per avviare una pseudo-digestione, a base di birra cinese che pareva acqua ed un ben più sostanzioso spritz. Salutati tutti, beviamo l’ultima cosa facendoci spazio fra gli ubriachi e poi m’infilo in un taxi verso la casa vuota, ripercorro mentalmente le parole di Elisa, quello che lui pensa, tutti gli errori e le supposizioni errate che nascono quando fra due persone non ci si parla. Sospiro, soppeso con lo sguardo la mia rosa, scrollo le spalle.
Nessuno è colpevole di come è.

*

La sera prima mi chiama Franz pieno d’urgenza mentre sto per andare a letto. Arriva dopo una ventina di minuti, trafelato e sulla via dell’alcool, con il suo, adesso mio, quadro gigante -inaspettatamente color oro- sottobraccio e del liquore al caffè. Finiamo a parlare fino alle 2 del mattino, con un dito di barbera nel bicchiere ed il posacenere stracolmo, e quando sfoglia il mio portfolio, con le parole, scava tanto in profondità che non guarda le immagini, ci passa attraverso ed abita me. Come una bicicletta che scappasse dalla costrinzione cercando dalla parte opposta Signora Libertà.

*

Dopo aver accantonato l’ipotesi film 21 grammi, cerco di finire La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo. Ormai mancano solo 70 pagine, il libro mi piace molto, ma dopo poche righe sono talmente stanca che la vista si sdoppia. Spengo la luce, accendo il sogno. | Cerco di raggiungere una persona lontana che intravedo appena, non ci riesco e mi taglio la mano sinistra con un coltello, ma non provo dolore, niente, dentro c’è solo urgenza. | Mi sveglio scuotendo la testa; sono nell’impasse di chi sta provando a controllare tutto, ma non ha il potere di farlo nei sogni.

*

Sto andando a lavoro, mi stropiccio gli occhi viziati dal sonno mentre percorro scontenta il sentiero che costeggia la linea del treno. Mi chino, raccolgo una margheritina dai bordi della strada e ne sfoglio i petali col vecchio adagio del m’ama - non m’ama. M’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, m’ama… Ah. Butto in terra il fragile stelo, piccolo scheletro di un gioco infantile, e rinfresco umore e sorriso per attraversare il cancello.
Le nuvole sopra la testa descrivono l’orizzonte.

*

Sono in sala riunioni. Sul tavolo verde, al centro, un fascio di luce illumina un libro aperto. Mi avvicino ed è al rovescio, lo giro dalla parte corretta ma resta al contrario; allora ripeto l’operazione più volte, ma il risultato è lo stesso. Lascio perdere, esco dalla stanza ma mi fermo all’istante: nel salone principale il pavimento è diventato il soffitto, un soffitto blu dipinto di stelle. |

*

E’ pomeriggio, sta per scendere la tempesta. Si alza piano il vento. Mi sto annoiando, sono su internet e decido di scorrere i contatti su MySpace. Trovo nel profilo di una sconosciuta, logicamente bionda, questa frase di Alexander King: “Che gli uomini preferiscano le bionde è dovuto al fatto che, apparentemente, capelli chiari, carnagione delicata ed espressione infantile rappresentano l’apice di una fragilità che ogni uomo desidera violare.” Il vento si sta alzando in crescendo. Rabbrividisco.

Matgritte .

4 Commenti su “Saltando di Mat in frasca.”

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Ti ringrazio perchè grazie a te ho scoperto che myspace può essere flash.
Anche se i layout mi fanno un po’ cagare. Scusa ma da quanto sei su myspace?!
:)
Buon temporale, ho finito quasi le mie 6000 pagine e qui il sole spacca (le balle).

Esattamente dal 17 giugno 2006; mi ero iscritta a scazzo sperando di capire come farmi il layout da sola, ma, come puoi notare, non ci sono ancora riuscita. :/
Da te c’è il sole? Qui quanto a calura è come se ci fosse, l’unica differenza sta nella pioggia molto Irlanda a mò di vaporizzatore. Insopportabile. :(

Buono..
il fatto che non mi piacciano le bionde quidni è un buon segno.
O no?

;))

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