Prologo.
Orbene, la situazione è la seguente.
Ho dormito un’oretta appena, il giardino è disseminato di ubriachi penzolanti fuori dalle loro tende ed io, della festa che li ha resi così e alla cui organizzazione ho contribuito allegramente, non ho visto pressochè nulla pur essendo presente. Sarà quel “lavorativamente” che ho glissato davanti a “presente” ad avermi fatto desiderare il tutto finisse prima di cominciare? Mmmsì. Anche.
E mi sveglio qui, con la testa che gira, le palle pure e degli ammiccanti pentoloni giganti con fondo alto 6 cm di bruciato da lavare.
Ieri pomeriggio, sera, notte al mio Centro c’è stato il CeltiCentro, festa celtica tanto desiderata e tanto attesa, con una serie di stage bellissimi nel programma, che nella mia idea avrebbe potuto essere non solo la festa dell’anno, ma soprattutto qualcosa che avremmo potuto far funzionare assieme. Mi sbagliavo. E così, a partire dal non aver avuto neanche per stavolta l’abito celtico per cui fremevo, ho trascorso la festa dietro il tavolo distribuzione bibite, dietro il pentolone dello spezzatino, chiusa in cucina a pulire, di corsa fra il frigo e il tavolino della cassa, mentre gli stage proseguivano, mentre tutti si divertivano, mentre mi perdevo l’adorato tiro con l’arco. Cazzo, il tiro con l’arco no! Sapevo che lavorare alla festa mi avrebbe precluso tutto, ma almeno il tiro con l’arco… Puff.
Mi hanno salvato dalla follia Andrea ed Arianna. Elisa fra una corsa e l’altra. La ragazza che mi ha letto le rune prima di scappare a (non) dormire e che mi ha detto, ascolta me, molla il colpo. Tutti quelli che, passando, mi hanno offerto un sorriso, quattro chiacchiere ed una, due, tre birre. Tutti quelli che “ma perché non esci mai con noi? dai, una volta vieni, ti aspettiamo!”. Persino quello ubriachissimo con gli occhi azzurro-bordeaux che avrebbe voluto giacere stanotte con me. Tutti, tranne te che mi fai male da morire e non conosci sentimenti.
E oggi bisogna raccogliere la spazzatura, tirare le somme, lavare via quello che ieri era divertente ed oggi non serve più. Olio di gomito e silenzio, stanchezza e teneri abbracci d’arriverderci. E questo cielo sopra la testa insopportabilmente azzurro. PUFF.

Che meraviglia una festa Celtica…so bene cosa vuol dire stare nel backstage di un evento (io con le mie rarregne teatrali) tuti si divertono mentre tu pensi solo che tutto sia perfetto, e, magari non viene nemmeno notato.
Un abbraccio consolatorio :**