La sofferenza che di in non ha proprio niente.
Ed evvai con gli headline pret-a-porter.
Oggi mi vesto della versatilità di un boh.
Alquanto provata dalle 13 ore lavorative di ieri, dalla gitarella + Wild Bunch + sangria a profusione dell’altroieri e dal giramento di palle complessivo di un weekend che avrei voluto trascorrere diversamente, mi disintegro quell’accenno di unghie rimasto cercando di scacciare l’idea che, a 24 anni, siedo in attesa di un miracolo pur ricordando chiaramente quanto sia vacillante la mia fede. Ma per aspettare cosa, poi? Di diventare meno Fate Bene Fratelli? Di farmi prendere ancor più per il culo? O magari di imparare come caaa si faccia a far funzionare la lavatrice?
Certo sarebbe già un inizio. E magari anche un po’ diverso da quel classico inizio della fine che, diciamocelo, ha rotto il cazzo. Mi ha esaurita. Mi ha annullata. Perché, sì ora lo so, da grande voglio fare l’egoista.

Sì è il caso. L’altruismo è solo la faccia bene dell’egoismo.
[Ma -caaaa- l’hai imparato da un tuo amico toscano? Oppure abbiamo diffuso il verbo anche a Trieste eheh]