Triskell Triskell Triskell.
Dipendenzacutall’ennesimapotenza.
Stasera sarà l’ottava da che è iniziato e l’ottava che non mi perdo. Concerti bellissimi, notti incredibilmente stellate, atmosfera celtiContagiosa, Guinness come piovesse. E quelli del banchetto dell’idromele che mi hanno presa in simpatia e che, fra un bicchiere e l’altro -di troppo, la notte di San Giovanni mi regalano un rametto di rosmarino perché “mi spiace, è l’unica cosa che abbiamo, qui non c’è neanche un fiore“. Qualche foto incollata al palco, un paio di bicchieri di ippocrasso nella penombra, lo show dei Wooden Legs ancora nelle orecchie e negli occhi ancora il fuoco acceso durante il solstizio, che arde da giorni in profondità. Un’ubriacatura clamorosa e infinitamente triste finita a corse nel bosco e civette più o meno immaginarie, le parole salvifiche con te che mi hanno alleggerita del dolore di quattro anni persi nella comodità dell’odio, le parole in generale a far da protagoniste ai miei giorni, sia reali che, nell’ostinazione del silenzio, completamente mancanti. L’attesa e la delizia, la ricerca e la rabbia: il circolo non si spezza, mai, e non so se provare gratitudine o rancore per lo schianto immobile degli eventi. La coroncina di fiori regalatami da Erika -e inevitabilmente persa tre sere dopo, l’idromele a fiumi con Ambra e le foto che dovrò farle, le ali di Donatella circondata in foto dalle fatine, io che mi aggiro seminando terrore con la spada modello Kill Bill celtico, la mia testa sulla tua spalla quando sto male e Brian McCombe sembra un mix fra i Genesis e Ramazzotti, io che cerco lui ogni sera e poi finisco con gli occhi a grattare via l’argento dalle stelle… Una notte dietro l’altra, dentro l’altra, il tintinnio di una cavigliera a far mezza magia e, per adesso, nessun pensiero a cercare il dolore dell’alba. Amore e vita.
Un solo appunto: l’idromele è imbevibile.
(:
sempre fedelissimo
ruben