In testa ho un claustrofobico cielo affogato di nuvole.
E sì, una voglia incontenibile di mangiarmi le unghie.
Sono stata amorevolmente rapita, ieri mattina.
Oddio. In realtà sono tornata senza avere il tempo di svanire veramente.
Quel “posso rapirti per due giorni?” è arrivato come il sole durante la tempesta; peccato però che quelle stesse nuvole, dissipate a contatto delle parole con le tue labbra, ricomparendo nella notte abbiano fatto sì che i due giorni promessi diventassero meno di 24 ore e la nostra tenda la succursale di Venezia con l’acqua alta. Ma noi mica potevamo saperlo, no? E poi, per me, è stata comunque una bellissima follia. A cominciare dalla fuga dal Centro dopo il turno di notte inventando una qualsiasi stanchezza, per poi precipitarmi a casa, preparare una borsa, prendere con me (ben)Gala e lasciarmi scivolare in macchina via dal mondo, con te accanto e la pioggia sottile che dopo cento tunnel diventa cielo azzurro. E poi qualche Lasko in spiaggia, il bruco intelligente dalle mille scorciatoie, tu che mi racconti un po’ di te ed i miei occhi brillano perché non lo fai quasi mai; la cena di pesce sul mare, la bottiglia di rakja per dessert ed io ubriaca che poi quasi mi ammazzo per la stradina buia, il rumore delle onde ed i tuoi abbracci e la pioggia maledetta a rovinare tutto e a farci ripartire tanto presto rispetto ai miei desideri. Un sogno piccolissimo e prezioso, anche se, nel tuo silenzio, t’immagino già a cavalcare lontano altri pensieri. Io trattengo tutto e respiro un’ultima canzone… I Creedence Clearwater Revival ti dicono forse qualcosa? *Grazie*
[…]
I heard it through the grapevine,
Not much longer would you be mine.
Oo, I heard it through the grapevine,
And I’m just about to lose my mind.
Honey, honey yeah…
[…]
Sto notando che il tuo modo di scrivere è cambiato molto, in quest’ultimo periodo!