Capitolo 3: il ritorno a casa.
Dopo il volo tranquillo fino a Venezia ed una notte di meritatissimo sonno, sono tornata in città ed ho capovolto la mia vita. Ho lasciato la sicurezza per il dubbio. Ho lasciato l’amore per un’avventura. Anzi, ho lasciato tutto perché sono una maledetta crocerossina incapace di pensare a me stessa. Sono stata malissimo. Poi sono stata peggio. Ho festeggiato il più triste dei miei compleanni al Centro. Mi sono sentita l’ultima persona al mondo. Ho bevuto le prime Lasko dopo troppo tempo. Ho sperato di trascorrere una bella serata per ricordare degnamente i miei 24 anni… E sono stata abbandonata a 25 km da casa, ubriaca, sola, di notte, al Centro. Ho elemosinato un passaggio da Claudio intenerito dalla mia crisi isterica prima di distruggere tutto. Nonostante tutto non ho imparato ad odiare. La sera dopo ho ricevuto un mazzo di 23 rose bianche ed una rossa dall’0mino con la più bella lettera mai scritta. Mi ha invitata a cena al japponese ed ho trascorso la notte supplicando la ragione di tornare a governarmi. Non è successo. Il giorno dopo ho ricevuto assieme alla birra 3 rose rosse da Max ed il mio regalo di compleanno. Ho supplicato la ragione di abbandonarmi per sempre. Non è successo. In cambio ho avuto una tonsillite fulminante e me la sono portata a spasso per lavoro fino al Museo Nazionale dell’Antartide. Non sono uscita di casa per 2 giorni. Sono rimasta appesa alla cornetta del telefono con l’altra parte dell’Italia pensando di non volermici gemellare più. Mi sono detta, prova a scegliere solo per te stessa! E per l’ennesima volta oggi mi è stata chiusa la porta in faccia. Non sono più niente. Non ho più niente. Almeno, in tutta questa confusione, ora so cosa voglio:
non provare più niente. Se questo dev’essere il risultato, mai più.