I panni sporchi si lavano ad Aurisina.
Data: November 10th, 2007Categoria: DeliRandom, DoveC'éAurisinaC'èCasa, ShitHappens, SimpleDiary
Ovvero, niente è più pulp della verità.
Ovvero… Di una giornata lunga un delirio.
Una volta rincorso l’ultimo autobus prima dello sciopero e dopo aver affrontato i quarantacinque minuti di viaggio in piedi stritolata a mò di sardina fra vecchiette incartapecorite ma sorprendentemente agili nel rubarmi il posto, il semplice fatto che all’arrivo lo spiazzo davanti al Centro adibito a parcheggio fosse completamente deserto stile scena finale di Resident Evil non è stato un gran segno propiziatorio… E S. che, colto dall’ispirazione fra un’oscenità ed un’immancabile bestemmia, mi dichiarava amore eterno, beh, men che meno.
Ma suvvia Mat, perché mai fidarsi di quel sesto senso infondato che confonde la mera suggestione con una sensazione di negatività irreale?
…E fu così che, venti minuti dopo il mio trionfale ingresso al Centro, ancora mentalmente in fase REM che se ci penso adesso la frase “Consider this the hint of the century” di Losing my religion anche ci azzecca, nella mia migliore interpretazione dell’operatrice Mat che sostituisce il Signor Wolf che risolve problemi, stavo cambiando lenzuola completamente insanguinate sotto lo sguardo inquietante di una specie di anticristo superstar in via di possessione… E, dopo altri venti minuti, stavo dividendo il poco tempo rimasto prima della mia attività fra telefonate il cui contenuto allucinante nemmeno Palahniuk strafatto di acidi potrebbe immaginarselo ed il lancio pirotecnico nel caffè del mio ultimo neurone all’ennesimo “no M., qui non siamo in Russia e ti giuro che non sei quel bambino della foto di Anne Geddes […]”.
Finita l’ora di pseudo.quiete della lettura e dopo aver concluso che la vera arma batteriologica è B. quando non si disturba a passare per la doccia dopo il giro delle osmiche di prima mattina, me ne sono andata un’ora e mezzo più tardi del dovuto non appena l’ultima di 1950 fotocopie ha deciso di incepparsi nella stampante, la voce della segretaria si è confusa con quella della coscienza ed il mio settimo chackra, spaventato a morte da questa eventualità, ha scritto chiuso per lutto sigillandosi per sempre. Il pensiero che, se vado avanti così, nella mia to do list l’Entumin non latiterà ancora per molto, non mi ha neanche fatto infilare il cappotto che già ero in viaggio, e finalmente non solo mentalmente, verso il rassicurante pianeta casa.
E poi la gente ha ancora il coraggio di dirmi che mi vede stressata.
ovvero, non è stata mai te.