In white&black(out).
Data: September 27th, 2007Categoria: DeliRandom, DoveC'éAurisinaC'èCasa, ServizioCivile, SimpleDiary
Ovvero, situazioni da film horror all’isolatissimo Centro di Aurisina.
Ovvero, di me, del diluvio e della corrente che leva il disturbo.
Ore 22. La sottoscritta, rimasta ormai sola e scevra da qualsiasi impegno impellente nei confronti dell’utenza che se n’è andata a dormire, decide di stemperare la noia trascorrendo un po’ di tempo davanti al pc, a lottare con la famigerata connessione del Centro modello la tecnologia non è al momento raggiungibile. Leggo la posta, chiacchiero su gmail e mi rilasso aspettando il genere di conforto, leggesi la birra, gentilmente promessa da Adelia che si è potuta finalmente prendere una serata di svago grazie alla mia immolazione al turno di notte. Dunque, mentre la aspetto, cerco idee da passare ad Elisa per il nostro corso di giardinaggio… Finchè, d’improvviso, un fulmine atterra a due metri dal cancello, illuminando a giorno la tempesta. Salta la corrente. Si spegne tutto. Si attivano le lucine d’emergenza. Io quasi schiatto dalla paura. Poi mi rendo conto che nella mia mente è partita la musichetta di Shining. Merda.
Ore 22:17. Striscio a lato della scrivania, afferro il cellulare e chiamo l’0mino. Gli dico, corrente andata. Gli dico, non so dov’è la centralina, cosa faccio? “Beh, chiama il capo, no?” Logico, come ho fatto a non pensarci? Afferro il cordless e… Muto. La mente mi rimanda a certi clichè da film dell’orrore e la musichetta di Shining riparte inesorabile. Che stia finalmente diventando pazza…? Mi riprometto di tornare sull’argomento in un altro momento e non mi perdo d’animo. Prendo il cellulare, compongo il numero del capo e… Spento. Ma com’è possibile che non si premuri di esser sempre raggiungibile in caso d’emergenza? M’incazzo a morte e, presa dal panico, provo con Orazio. Spento, ovviamente. Poi trovo il numero dei brasiliani ma, essendo per l’appunto brasiliani, le divergenze linguistiche non aiutano; capisco solo che la centralina in questione si trova all’esterno. Sì, ok, ma all’esterno dove? In gonnellina e ballerine mi avvio alla porta e scruto nel buio gli alberi dolcemente piegati a novanta gradi dal vento e dalla pioggia. Penso, essì. Certo che me ne vado a fare un giro di ricognizione a vuoto così, sì sì.
Ore 22:30. Torno in segreteria e richiamo l’0mino. Ormai sono sull’orlo di una crisi di nervi e faccio pensieri del tipo spero che l’albero fuori dalla finestra non abbia mai visto una certa scena di Poltergeist. Suggestionabilità in crescendo. Mentre parlo concitata al telephono, decido che non posso fare proprio un bel niente senza informazioni precise ed imbocco al buio la rampa di scale, schizzando in Stanza Mucca alla velocità della luce. Mi chiudo dentro e, quando finalmente il battito cardiaco smette di somigliare al battito d’ali di un colibrì, quasi muoio quando un tonfo secco esplode dietro la mia porta. Mister Torrance? Sfidando le mie pare, conto fino a 10, apro e… Davanti a me nel buio c’è L, evidentemente sonnambula, che mi stampa un bacio in fronte, biascica qualcosa ad occhi chiusi e se ne torna a letto. Il resto della serata lo passo a contarmi i capelli bianchi, bere tutta d’un fiato la birra di Adelia e ripromettermi di mandare a fanculo chiunque si azzardi di nuovo a dirmi “ma non hai paura a dormire da sola di notte in un isolato Centro di Salute Mentale? Io fossi al tuo posto morirei...”
…Gesù.
Ti meriti un premio per aver resistito a tutto questo, lo sai? i miei complimenti!