Ovvero, va dove ti porta l’umore.
Ovvero, ma ricorda che al negroni non si comanda.
Un altro sabato sera d’irrimediabile alcolismo.
Prima il concerto d’arpe con l’0mino dove l’incontro casuale con Elisa, Enka e Clara è sfociato nel solito pluriaperitivo.molto.tardivo per l’inaugurazione dell’OktoberFest, poi il resto della nottata da Marino perché per l’Electroblog vogliono troppi soldi e poi no cavoli, domani lavoro e mica posso fare le 3 del mattino… Però le 5 anche sì, ché il tempo vola, le vie dell’errore sono infinite e ma mica penserai di andare a casa proprio adesso, vero?
E poi strisciare fino al letto, svegliarmi due ore dopo ubriaca come prima più ti prima rantoleròòò e trovare la forza di andare al MarcoCavallo a scattare photo senza premeditare 100 colpi sul muro prima di mandare all’altro mondo Francesco, senza constatare che l’orizzonte lo ricordavo decisamente più dritto e la testa meno pericolosamente vicina al pavimento, senza pensare che il cervello sottospirito sotto il sole inizia a friggere e che una frittura sarà anche la colazione del campioni ma al mio stomaco la pole.position no, giuro che proprio non interessa. Gesù.
Fattostà che sono tornata a casa verso le 2 del pomeriggio cantando Singing in the rain sotto il sole battente, scalza e con un non so che di chic molto Pete Doherty fase misonofattol’impossibile; ho salito le scale in un quarto d’ora, mi sono fatta aprire la porta prima di buttarla giù a testate e sono piombata in un sonno senza sogni ma tutto incubi fino alle 7 di sera, ripetendo a me stessa che la prossima volta che qualcuno mi dice, ma un ultimo bicchiere, no? non mi limiterò a passare sul suo cadavere, ma a farcelo diventare.
Ci sono sbornie che non hanno prezzo.
Per tutto il resto, disintossicazione inclusa?, c’è MATstercard.
Credevo si chiamasse MATstercard