Ovvero, evviva evviva i giochi di parole.
Ovvero, l’estathe al limone in dosi massicce conserva l’humor.
A parte la mia recente scoperta dell’iPod che sta sfociando in dipendenza ossessivo-compulsiva da mp3 e l’aver deciso che i Massive Attack sono la perfetta colonna sonora di un preciso tipo di pioggia, sembra quasi che tutte le raccomandazioni di “fare la brava” dispensatemi nelle ultime settimane siano andate a buon fine: il livello degli aperitivi è crollato a due a settimana, il caffè si stabilizza su massimo uno al giorno e gli sms si adeguano alla nuova dimensione dello stretto necessario, a favore di quelle comunicazioni verbali possibili e più complete di quante se ne possano comprimere in 160 caratteri.
Sono la reincarnazione della tolleranza, la paladina della tranquillità, la distensione del cambiamento. Osservo la gente sforare il margine della diversità entrando in quello della stupidità e neanche perdo tempo a commentarlo. Come non spendo tempo a cercare chi sparisce.
Vedi alla voce, sarebbe davvero bello lo facessi tu.
Vedi alla voce, fare di necessità virtù.
E finito il Festival 404 on Tour (la mia recensione qui), si aspetta il Festival delle Diversità. L’attesissimo concerto di dea Bjork. Il fantastico Triskell. Si aspetta quel sole che non si vede da settimane e di andare insieme al cinema per l’appuntamento con GrindHouse. Si aspetta il ciclo di massaggi per rimettere un minimo apposto la schiena e si stendono progetti per le ferie con gli amici in Grecia a settembre.
Si ripone fiducia.
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A volte mi sento come se stessi in un’intervista degna di Cosmopolitan.
E allora mi chiedo, ma qual’è il mio segreto? Semplice semplice.
Un sorriso basic, uno spritz bianco senza limone e tanta crema idratante sul cuore.
Non è semplice postare…
Che dire? Che bello? Mi dispiace?
LA crema idratante sul cuore mi fa un po’ impressione…
Vabbè—chi semina amore mieterà bellezza