Con quali parole iniziano i cinque libri della tua vita?
Data: April 23rd, 2007Categoria: Communications
(blogcatena ricevuta da batgirl)
1. Il mattino che mi alzai per iniziare questo libro, tossii. Qualcosa veniva fuori dalla mia gola, mi strangolava. Spezzai il filo che la teneva e la buttai via. Tornai a letto e dissi: ho sputato il mio cuore.
(La casa dell’incesto, Anais Nin)
2. Lo studio era pieno dell’intenso odore delle rose e, quando il dolce vento d’estate serpeggiava fra gli alberi del giardino, per la porta aperta entrava la pesante fragranza dei lillà o il profumo più sottile dei rovi in fiore. Dall’angolo del divano ricoperto di tappeti persiani, sul quale giaceva, fumando, com’era sua abitudine, innumerevoli sigarette, Lord Henry Wotton poteva appena afferrare il barlume giallo miele dei dolci fiori di un citiso, i cui tremuli rami pareva che non ce la facessero a sopportare il peso di una bellezza così fiammeggiante; e, a tratti, fantastiche ombre di uccelli svolazzavano attraverso le lunghe tende di seta tussorina tirate davanti all’immensa finestra, producendo una specie di momentaneo effetto giapponese e facendogli pensare a quei pallidi pittori di Tokyo dal viso di giada, i quali, mediante un’arte che è per necessità immobile, cercano di suggerire il senso della rapidità e del movimento.
(Il ritratto di Dorian Grey, Oscar Wilde)
3. Se stai per metterti a leggere, evita.
Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. Salvati.
Ci sarà pure qualcosa di meglio alla tv. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti a un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirare su due soldi. Ti regali una cena fuori. Ti tingi i capelli. Tanto, ringiovanire non ringiovanisci.
Quello che succede qui all’inizio ti farà incazzare. E poi sarà sempre peggio.
(Soffocare, Chuck Palahniuk)
4. Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano le prime giornate dell’estate 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un cielo giallastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la Rambla de Santa Monica.
“Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno”, disse mio padre. “Neppure al tuo amico Tomàs. A nessuno.”
(L’ombra del vento, Carlos Ruiz Zafon)
5. Aurelién Rocheferer era diventato apicoltore per amore dell’oro. Non che fosse avido di ricchezze, né che nel raccogliere miele vedesse la minima possibilità di arricchirsi, bensì perchè cercava in ogni cosa ciò che alquanto singolarmente egli chiamava l’oro della vita.
Aurelién Rocheferer era un essere in cerca di bellezza. Per lui l’esistenza meritava d’essere vissuta unicamente per i pochi istanti di magia che l’attraversavano.
(L’apicoltore, Maxence Fermine)
Passo il testimone a chiunque ne abbia voglia.
Sia mai dobbiate far le cose per forza.
Soffocare l’ho amato molto anche io.
Per gli altri, ho preso nota.