Ovvero, con rischi indicibili e traversie innumerevoli non ho superata la strada per questa febbre oltre la città di Kleenex, per riprendere la normale temperatura corporea che tu hai rapito.
O intempestiva influenza del menga.
*
Resto a casa una mattina dopo secoli, sconvolta dietro mura di fazzoletti e disciolta dentro l’ennesima tazza di karkadè e menta, a combattere contro le allucinazioni e a chiedermi quanta parte di realtà sia rimasta fuori dagli ultimi brandelli di sogno che hanno agitato la scorsa notte…
Ma non c’è risposta,
e mi trasporto in un labirinto di vetro e eucalipto con fiori di limone grandi come bocche che gridano stonate sui ricordi e allora tu non ci sei più ed io nemmeno, ma resta solo una tempesta di soffioni che musicano il vento, una jungla di parole che si sfiorano senza toccarsi, persone che entrano ed escono dalla stessa porta con un ombrello aperto senza incontrarsi. Ed è tutto così veloce che neanche un battere di ciglia potrebbe sollevare tanta polvere negli occhi, ed io così piccola nello scorrere da versarmi cento gocce d’acqua nelle mani giunte per non volare via.
Mi sono svegliata stanotte sentendomi così fragile da poter spezzare in due il mondo e ritrovare il senso delle cose guardandole dalla parte sbagliata.
bella tu.
guarisci peró.
(scappo… sono in ritardo… al solito…)
saluti brasiliani