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centopercento(sotto)spirito. | Welcome to ApatiCity

Ovvero, meglio in stati alterati che mal accompagnati.

Fra il mio compleanno (meraviglioso), il carnevale (ogni pretesto è buono), le serate con gli amici (dai risvolti horror) e le feste di lavoro (ore pagate per bere gratis e divertirmi) sto iniziando a non capirci più niente. O meglio, niente di obiettivamente logico e soprattutto reale, il ché non migliora il mio famigerato stato di psicosomatizzazione plurisfaccettato in atto… Ma se sto diventando irrecuperabilmente matta (dal latino, “di Mat”) non credo sia questo a far la differenza, no?

Ma andiamo per ordine.

Capitolo 1: il compleanno.
E’ stato un delirio con ventitrè candeline, una lunga allucinazione di quelle troppo felici che ti trasportano in un mondo di sorprese senza ritorno sul trenino ciufciuf della tua fantasia. E’ stato il giorno dell’affetto più incondizionato, delle sorprese -a casa, ma soprattutto al lavoro- più inaspettate, dei regali più dolci di una vita intera. Vedi alla voce Commozione, OcchiLucidi, NonDimenticheròMai, e lì troverai il mio 12 febbraio 2007. Senza precedenti, senza parole.

Capitolo 2: il carnevale.
L’unica cosa interessante del carnevale è l’incontro con l’alcool, ma che succede se è proprio il carnevale ad ostacolare il fortunato meeting e l’unica persona che potrebbe farti accedere a Muggia in quanto residente sta morendo a casa con l’influenza?

Capitolo 3: le serate con gli amici.
…Succede che si pensa ad un piano alternativo e si decide di campeggiare nella II casa disabitata di Gea. E tutto va bene finché non si spengono improvvisamente le luci e ci si accorge di una sospetta scala aperta in bagno, messa sotto la botola aperta della soffitta… E siccome noi di film horror ne abbiamo visti a tonnellate e sappiamo benissimo cosa succede a chi va a vedere cosa succede in soffitta, ce la siamo data a gambe in meno di tre minuti pensando al nostro primo cortometraggio che si chiamerà “Coraggio!, scappiamo”.

Capitolo 4: le feste di lavoro.
Perché anche la vita del volontario del servizio civile ha le sue gratificazioni. Specie se comprende birra gratis a volontà, l’appartamentino del Club Zyp affacciato a Piazza della Borsa a disposizione per la festa, un sacco di gente -fra colleghi e utenti- che balla e che fa un casino allucinante e la musica che fa rimbombare il pavimento e lo stomaco di rimando che fa un piacevole buuuuum.

Capitolo 5: come sto.
Non più malissimo ed esteticamente un sacco bionda grazie all’ultima seduta di meches da Gea, ora saltello fra alti e bassi. Ho parlato con un po’ di persone che hanno sofferto d’ansia e attacchi di panico e tutte sono riuscite a superare la crisi, il che mi ha fatto tirare un gran sospiro di sollievo e contemporaneamente zittire il piccolo Jim Cunningham che vive (ovviamente “vittima delle sue paure”) in me. Ora però resta un dubbio: ok che se ne esce, ma la strategia da adottare qual’è?!? 

Sempre domande.
Vita (in)natural durante.

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