Essì.
Perché se ogni anno qualcosa non va storto,
o non va malissimo per l’esattezza,
non si può chiamare Natale.
E così fra la caduta per le scale di Penny (il mio cane [la mia vita] di 13 anni, NdM) che mi ha terrorizzata a morte perché non si alzava più, fra le pochissime ore di sonno per non lasciarla mai sola e la corsa ad Aurisina per dare una mano alla festa di Natale dove sono stata trattata abbastanza male, beh, il mio spirito natalizio sta sfiorando le tubature sotterranee dell’ApatiCity, alla ricerca di eventuali coccodrilli da leggenda metropolitana giusto per svagarsi un po’. E poi la mia fuckin’ ipocondria che cresce, attacchi di panico e levatacce alle 6 del mattino per finire di farmi dissanguare al ProntoSoccorso dopo un kit completo di esami, ansia e panico e troppa tristezza, ché in me il Natale genera ogni anno mostri che fiatano sul collo della solitudine.
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Gingle balls.
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