Che per una volta è un dato di fatto, e non solo una speranza impastata a pochi ricordi dei Frankie Goes To Hollywood.
Mi sveglio incredibilmente alle 12.46 con il telephono che squilla, dopo una notte in compagnia di amici, vino ed il solito film horror dubbio che ha spostato l’orarionanna alle 3 del mattino, sconvolgendo molto più il mio bioritmo che il mio senso di paura. Mi alzo, sbiascico qualcosa alla cornetta dando un occhio al (mal)tempo fuori dalla finestra e, preso un po’ di coraggio ed un paio di colpi ben assestati, sguscio fuori dal tepore caldo del piumone senza troppa convinzione, con la ferma certezza che un Ciobar sia l’unica cosa adeguata da farsi per tenere sotto controllo l’umore e dare il colpo di grazia al mio dente dolorante del giudizio. Finisco di leggere “Il diavolo veste Prada” pensando che, nella categoria di mie letture fuori standard, è la migliore degli ultimi 5 anni e l’unica ad avermi fatto rivalutare alcuni capi del mio guarda(che)roba, ripenso al povero Lucky che è sparito da due giorni dal Centro di Aurisina e mi preparo psicologicamente a finire quel paio di lavori graphici che hanno la precedenza assoluta, pure sulla mia auspicabile visitina al ProntoSoccorso per questo dente maledetto che fa toctoc senza sosta e mi fa pensare alla Fatina dei denti come ad una stronza sadomasochista; e tutto sarebbe bellissimo se solo riuscissi a distogliere lo sguardo dall’apocalisse del cielo, e se solo riuscissi a sembrare un pelino più attiva di uno schermo su cui passano a lentezza esasperante lunghissimi titoli di coda.