Una strana accoppiata, indubbiamente.
Però dopo un pomeriggio di corse per l’AttaccaggioSelvaggio di adesivi in centro per la prossima mostra del Kamaswami, destreggiandomi fra millemila persone sclerotiche ed il traffico impazzito ed il festivalbar in Piazza Unità ed il pensiero stupendo della Chiabotto col cranio scoperchiato, beh, Frank è in grado di riallinearmi il karma al di sopra degli infradito, che pure non se la passano bene dopo aver spazzolato le strade schivando automobilisti con la tranquillità interiore di Jack Nicholson made in Shining. Ed ho pure assistito al suicidio
-assolutamente, tristemente surreale- di un gabbiano, precipitato in picchiata fra le auto in corsa fra lo stupore del tipo che non ha potuto evitarlo e la mia fermezza nel comporre il numero di Veronica Mars per far luce sulla questione, pensando, immagino che certe cose accadano ma è sempre difficile chiudere gli occhi al momento giusto. Ma esiste un momento giusto? Anche un secondo è uno schianto lentissimo.

E così I did it in my way mi riporta piano alla realtà, alla mia surrealtà, chiusa fra queste nuove pareti violaceee che già mi appartengono e mi liberano da quel nero che non mi dona più da un pezzo. Da quel pezzo di nero che adesso sta esplodendo in luce.

Buonanotte.

[…dalla vostra “degna reincarnazione di un illustre paio di baffi”.
E chi la capisce vince un applauso.
(Grazie Amour*)]

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